Selezione mondiali 2016 – Piediluco 17 luglio 2016

Le gare di selezione hanno il fine di mantenere una parvenza di meritocrazia all’interno del processo di selezione degli atleti per i campionati del mondo. Di fatto, tuttavia, spesso tale parvenza non trova riscontro nella realtà dei fatti, come cercherò di spiegare nel corso del presente rapporto.

Il due senza pesi leggeri under 23 di Pietro Cappelli e Emanuele Giacosa è una barca che ha mostrato un rendimento in costante crescita nel corso dell’anno. Dal primo exploit in occasione del primo meeting nazionale di Piediluco a marzo, dove per la prima volta i nostri hanno realizzato di avere le carte in regola per lasciarsi alle spalle atleti già plurititolati, agli ultimi campionati italiani assoluti di Ravenna, dove hanno chiuso al quarto posto di un soffio in una gara di coraggio e tenacia, il trend di crescita fisica e mentale è stato unidirezionale. Tuttavia, ciò non è stato sufficiente per portare i loro nomi all’interno della rosa ristrettissima degli atleti già pre-selezionati dalla direzione tecnica nazionale per i campionati del mondo di Rotterdam di fine agosto. Anche perchè, va detto, la squadra italiana di punta dei pesi leggeri under23 vanta ben sei campioni del mondo in carica, avendo l’Italia vinto l’anno scorso sia il due senza sia il quattro senza. Ed essendo i posti disponibili, per l’appunto, solo sei, i nostri avrebbero dovuto scalzare qualcuno di costoro per aggiudicarsi un posto. Praticamente fantascienza. Al punto che il giorno prima di partire per le gare selettive, un comunicato ufficiale della Federazione già indicava i nomi dei sette atleti (i sei titolari campioni del mondo in carica più una riserva) individuati per i mondiali.

Al che vi chiederete, come ce lo siamo chiesto noi, quale sia il senso di fare una gara di selezione nel momento in cui tutto è già stato deciso. L’unica risposta possibile essendo il tentare di avvicinarsi il più possibile agli atleti già pre-selezionati al fine di ambire ad un posto da riserva o essere disponibili in caso di infortunio di qualcuno dei titolari stessi. A questo va aggiunto il fatto che la Federazione ha scelto deliberatamente di far partecipare alla selezione solo l’equipaggio due senza più in forma (composto da due atleti fortissimi – Di Girolamo della Forestale e Ficarra del Peloro) e non tutti e sei gli atleti già titolari, proprio al fine di evitare brutte sorprese. Quindi, per ricapitolare, la gara di selezione in teoria serve per individuare gli atleti da mandare ai mondiali; in pratica, questi nomi sono già stati decisi e, nel caso in cui a qualcuno venisse in mente di provare comunque a intromettersi, deve vedersela contro il due senza più forte in Italia al momento. Un percorso che si preannuncia decisamente in salita.

Il campo di regata di Piediluco appare lievemente increspato questa mattina. Una lieve brezza che spinge all’esterno, ma che non dovrebbe più di tanto impensierire i nostri, protetti da un sorteggio d’acqua favorevole, la corsia numero tre. Alla quattro, i campioni del mondo in carica, Ficarra e Di Girolamo, gli atleti a cui cercare di stare più attaccati possibile. E poi, alla cinque, la coppia partenopea Scalzone-Di Mare, il primo dei quali convocato come riserva dei sei titolari. Nelle acque interne ed esterne, equipaggi plurititolati, ma che nel corso dell’anno ci sono già arrivati dietro. Le sensazioni, nell’uscita di riscaldamento, sono buone. L’imbarcazione Empacher, fortemente voluta dal nostro Spazzola un paio di anni fa, scorre che è una meraviglia. La testa è libera da pensieri, e, in fondo, non abbiamo proprio nulla da perdere.

Nel susseguirsi delle gare, è un attimo che arriva il nostro turno. Il catamarano dei tecnici federali è pronto a seguire la gara. La partenza è al fulmicotone. Scalzone-Di Mare scattano in avanti, imprendibili, sorprendendo tutti quanti. Gli stessi Ficarra-Di Girolamo rimangono sorpresi e si piazzano al secondo posto. Terzi i nostri, insieme a tutti gli altri. In quest’ordine si arriva ai mille metri, chiave di volta della gara. I nostri attaccano, sale il numero di colpi e la potenza in acqua. I campioni del mondo abbozzano una risposta, mentre i napoletani hanno chiaramente già speso tutto. Le prue delle imbarcazioni fendono le acque confondendosi sulla stessa linea. Ma è la nostra a sopravanzare le altre. I tre equipaggi si involano sulla linea del traguardo. I nostri sono bellissimi. Un urlo si spezza in gola. Vincono. Hanno vinto.

Un attimo dopo, gli sguardi miei e di Federico tradiscono incredulità e commozione. Credo ci siano delle lacrime trattenute a stento. Cosa abbiamo fatto? Cosa hanno fatto? Il nostro due senza societario ha vinto la gara di selezione per i campionati del mondo! A nostra memoria questo non è mai successo nella storia della Cerea. E rare volte nella storia del canottaggio italiano. I tecnici federali appaiono incerti e confusi. Chi poteva aspettarselo?

Il rientro al pontile è un susseguirsi di abbracci e pacche sulle spalle. Tulle le società torinesi prima, e poi via via anche gli altri atleti si avvicinano per i complimenti. Il senso di avere fatto qualcosa di straordinario è palpabile. Gli stessi avversari diretti, molto sportivamente, si fanno avanti per complimentarsi. Questo è molto bello.

Un breve discorso con i tecnici federali per sancire la volontà della società. Che è indiscutibilmente quella di andare ai mondiali con il due senza societario, nostro diritto acquisito oggi sul campo di gara. Questo vuol dire che ci saranno dei campioni del mondo in carica che rimarranno a casa. Gli stessi tecnici federali stringono la mano a Pietro e Emanuele. Oggi ha vinto lo sport. Oggi abbiamo vinto noi della Reale Società Canottieri Cerea.

 

Andrea Verhovez

Direttore Sportivo

 

P.S. Ai campionati del mondo di Rotterdam in programma dal 21 al 28 agosto la Cerea sarà presente con ben quattro atleti. Oltre a Emanuele e Pietro, Luca Lovisolo come senior under23 e Leonardo Radice come juniores.

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